Intervista a Il Tempo – 28/05/2016

“Giorgia e Giachetti non si scontrano Al ballottaggio Silvio appoggerà me”
Parla Alfio Marchini

di Luigi Frasca

Alfio Marchini, ha sentito Berlusconi? Dice che se lei non arrivasse al ballottaggio voterebbe per la Meloni…
«Berlusconi da uomo saggio e galante ha cercato di rendere meno dolorosa la sconfitta alla Meloni. È come chi dice alla spasimante per tenerla buona: ti amerei tanto ma sono sposato. E comunque Berlusconi oggi (ieri, ndr) si è detto convinto che il sottoscritto andrà comunque al ballottaggio».

E lei, se non dovesse arrivarci, per chi voterebbe?
«È un problema che dovrà porsi Giorgia e in fondo lei stessa lo sa. In cuor suo ha comprensibilmente altre priorità rispetto al lavoro da sindaco. Come leader di partito avrà bisogno di molto tempo per la battaglia referendaria e per le prossime elezioni politiche nazionali. Per me, invece, Roma è l’unico impegno politico».

Gli addetti ai lavori, e la gente, considerano questa campagna elettorale non proprio avvincente, a dir poco sotto tono…
«È la prima campagna della storia dove il candidato di sinistra Giachetti e quella di destra Meloni non si attaccano mai. Sono una coppia di fatto. Una foto del vecchio consociativismo».

Lei è la Meloni siete la coppia, scoppiata, del centrodestra.
«La Meloni è orgogliosamente di destra e infatti vuole intitolare una strada ad Almirante. Noi siamo una coalizione che ha dentro il nostro civismo, Forza Italia e la Destra di Storace».

Siete ancora «liberi dai partiti» – come si leggeva nei suoi primi manifesti – dopo l’alleanza con Berlusconi e Storace?
«Talmente liberi da aver attratto la maggioranza del centrodestra. Un successo. Ma non basta, ora andiamo a vincere e ridiamo a questa città onore, sicurezza, benessere, decoro e lavoro».

Va tutto bene. Ma l’alleanza con Storace?
«Il fatto che Storace si sia presentato non come partito ma come lista Storace è proprio perché Roma che è stata devastata dai partiti ha bisogno di persone piuttosto che di apparati partitici».

In questa campagna elettorale se ne sono sentite di tutti i colori su ogni tema. La gente, però, considera la sicurezza una delle priorità dei romani. Ci dica una cosa non scontata o demagogica?
«Va esteso l’uso dei militari a Roma oltre il Giubileo e anche nelle periferie. La sicurezza è davvero la mia priorità. I partiti che da destra e sinistra hanno governato Roma hanno tradito tutte le loro promesse. Non sono credibili e l’insicurezza che oggi vivono i romani è colpa loro».

Lei dice un’ovvietà, e cioè che Roma così come organizzata è ingovernabile. Tutto è paralizzato. Non è che ora arriva lei con la bacchetta magica…
«Nessuna promessa al vento. Rivoluzioneremo l’organizzazione amministrativa. Noi cambieremo il modello ripartendo dai quartieri. Divideremo Roma per quartieri e tra i dipendenti del comune indicheremo un gestore / responsabile per ognuno. Oggi il cittadino non sa mai con chi parlare e di chi sia la responsabilità. Con noi avrà un nome e un viso a cui far riferimento. Punteremo su merito e formazione».

Lei a un certo punto ha lanciato l’idea del «sindaco della notte», e qualcuno ha pensato a una figura tipo portiere d’albergo.
«Non scherziamo. Istituiremo davvero un primo cittadino che guardi l’altra faccia della Capitale, un grande personaggio dello spettacolo. Anche a Roma, come nelle altre capitali, la notte va organizzata e valorizzata. La movida notturna non può essere lasciata così. I giovani hanno i loro diritti ma sempre nel rispetto di tutti. Trasformeremo anche qui un problema in una opportunità di crescita economica e maggior ordine».

Roma come Riccione? Ma non ci sono altre priorità?
«Sarà una città che attrarrà giovani da tutto il mondo valorizzando università, cultura, musica, grandi eventi e torneremo ad accudire i nostri anziani. Non c’è promessa di futuro senza memoria».

Una domanda, e una risposta a piacere su un tema che a suo avviso è stato snobbato in campagna elettorale.
«Le scuole. Bisogna rilanciare la cultura e la formazione nella scuola rendendo obbligatorio un giorno a settimana alternativamente andare a vedere uno spettacolo teatrale,una mostra, un film e un concerto all’accademia di Santa Cecilia. E su questo dovranno fare un bel tema a settimana. E bisogna ridare dignità e prestigio alle maestre perché la formazione è tutto».

La Raggi che fugge a ogni confronto?
«Scappa perché il coraggio o lo possiedi o non te lo dai. E qui manca coraggio non solo a lei ma anche a chi la eterodirige e non si fida della propria candidata».

Lei vince e si siede sulla poltrona occupata da Marino e ora da Tronca. La prima cosa che fa?
«Le dico quello che non farò. Certamente non metterò il pedaggio sul Grande raccordo anulare come vorrebbe Salvini. È una follia».

Ma Salvini e Meloni smentiscono il pedaggio.
«Ho sentito l’audio e ha detto: bisogna pagare il pedaggio sulle tangenziali. A Roma la tangenziale si chiama Raccordo anulare».

Anche lei promette un abbassamento delle tasse?
«Io non lo prometto, lo faccio. Risparmieremo sui tassi del debito e aumenteremo i ricavi: la metropolitana di Roma, oggi incassa meno della metà di quella di Milano, malgrado il doppio dei passeggeri. Se noi alziamo i tornelli, evitando che la gente li scavalchi e abbiamo 300 milioni in più di incasso da mettere a disposizione per l’ammodernamento dei mezzi. A differenza dei colleghi candidati, so come far tornare grande Roma. Conosco il mondo e Roma non ha nulla da invidiare alle grandi capitali mondiali. Va solo organizzata meglio. Gli altri sono incapaci di attuare quanto promettono e lo hanno già dimostrato in questi decenni».

Per concludere. Sui campi Rom quale è la sua posizione?
«I campi Rom vanno chiusi. Non come dice la Meloni che è una ragazza simpatica dalla battuta pronta e dalla memoria corta perché le ricordo che hanno governato e si sono dimenticati di chiuderli».

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